Pagina:Raccolta di proverbi bergamaschi.djvu/40

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Chi gh’à tort, usa piò fortChi ha meno ragione, grida più forte — per soverchiare almeno colla voce.
Chi töl de mès i è semper i poarèćI poveri sono sempre quelli che vanno di mezzo — I Toscani dicono: I cenci vanno all’aria; I poveri sono i primi alle forche, e gli ultimi a tavola. Per esempio, uno del popolo che s’intricasse in qualche setta, o in modo qualunque nelle faccende dei grandi, farà le spese alla giustizia, mentre che gli altri si salveranno. (G. Giusti).
Contra i canù nó val la resùContro la forza la ragion non vale.
I lader gròs i fa ’mpicà i picinìI ladroni fanno impiccare i ladrucci — percui
Bisogna robà tant o miga — bisogna rubar molto o non rubare.
La mort del lüf l’è la sanità di pégoreLa morte del lupo è la salute delle pecore — cioè
Nó l’è mai dan per töć, Nó ’l tempesta mai per töćNon è mai danno per tutti. La grandine non fa danno a tutti — e come dicono più chiaramente i Toscani: Non è mai mal per uno, che non sia bene per un altro.
Ne gh’è ü pom bel che no ’l borle ’n bóca a ü bröt porsèlNon c’è una bella mela che non caschi in bocca ad un brutto porco — e i Toscani: Ai peggio porci toccano le meglio pere. Noi diciamo anche:
I pio bu bocù di olte i tóca ai piò poltrùI migliori bocconi toccano talvolta ai più poltroni.
Ol pès gròs al mangia quel minùtIl pesce grosso mangia il minuto.