Pagina:Raccolta di proverbi bergamaschi.djvu/43

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Chi no völ consei de nissù, al va ’n rüina de per lüChi non vuol consiglio da nessuno, va in rovina da sè. — «Chi si confida ne’ suoi consigli è uno stolto» disse il Savio, e noi diciamo anche:
Ü bu consei al vai quel che ’l valUn buon consiglio è prezioso — e per dirlo in latino: Auro pretiosius rectum consilium, purchè sia dato in tempo. Se si fa aspettare troppo
Intàt che ’l dotùr al pensa, ol malàt al va a l’AssensaIntanto che il dottore pensa, l’ammalato va all’Ascenza — cioè muore; eppure i consigli fioccano dopo il fatto:
Quando ’l balès l’è fać, töć i völ es compàrQuando il battesimo è fatto, tutti vogliono essere compare;
Dopo ’l mal piena la ca d’ conseiDopo il male piena la casa di consigli — ma A ciò che è fatto ogni consiglio è matto, dicono i Toscani; e noi:
Dopo che ’l mal l’è fać l’è inötel i conseiPost factum nullum consilium.
Consei de du l’è miga buConsiglio di due non è buono — Due difficilmente s’accordano nel consigliare; e
Consei de tri ’l gh’à mai fiConsiglio di tre finisce mai — Dunque cerchiamo il consiglio di una persona sola, che sia onesta, savia e prudente.
Fé quel che v’díghe e miga quel che fóFate quel che vi dico e non quel che faccio — Si risponde però che La predica fa come la nebbia, lascia il tempo che trova, mentre Contano assai più gli esempj che le parole. E poi il Vangelo dice: Medice, cura te ipsum.
I sćèć I bèca (o i lèca) sö tötI ragazzi beccano su tutto — cioè imparano tutto quello che sentono o vedono, ed in particolar modo imparano quello che sarebbe bene ignorassero; perciò occorre la massima circonspezione dove sono ragazzi.