Pagina:Raccolta di proverbi bergamaschi.djvu/42

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
42
La proidensa la gh’è per töćLa provvidenza c’è per tutti — onde
Mör nigù de famNessuno muore di fame.
Miga nöe, bune nöeNulla nuova, buona nuova — Si ha da ritenere che non sia accaduto alcun male quando non se ne ha nuova.
Mort ü candelì s’impìa öna torsaSpento un moccolo si accende una torcia — Intendiamo dire che per un bene mancatoci ne avremo forse uno maggiore.
Ol Signùr al manda ’l freć segónd i pagnDio manda il freddo secondo i panniDeus dat nivem sicut lanam; ed i Francesi e gli Inglesi dicono che Iddio misura il vento all’agnello tosato. Luigi XVI, andando un giorno d’inverno da Versailles a Parigi, vide un giovanetto leggermente vestito e che del freddo si curava tanto come se fosse in estate. Lo chiamò e gli disse: Come avviene, che vestito come siete, mostrate di non sentire punto il freddo? Io non posso più reggere, quantunque carico di panni. — Sire, rispose l’altro, se volete seguire il mio esempio, vi prometto che Voi sarete il re più caloroso d’Europa. — E come? chiese il re. — Basta che Vostra Maestà porti indosso, come me, tutto il suo guardaroba.


CONSIGLIO, RIPRENSIONE, ESEMPIO.


A dà di consei l’è belfàIl dar consigli è cosa facile — perciò
Töć i cà ména la cua, e töć i cojó völ dì la suaTutti i cani menano la coda, e tutti i minchioni vogliono dire la loro opinione.
A laà la cua a l’asen as’ perd l’aqua e ’l saùChi lava la coda all’asino, perde l’acqua e il sapone.