Pagina:Raccolta di proverbi bergamaschi.djvu/75

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poichè il denaro in mano di uomini abbietti non può essere che strumento di più abbiette azioni, e quindi sorgente di guai per chi lo possiede e per gli altri.
L’è mèi es invidiàć che compatićÈ meglio essere invidiati che compatiti — perchè
Chi non è invidiàt, al sta mal in di fać sò (Ang.) — Chi non è invidiato, sta male nei fatti suoi.
Ol trop botép l’ischeèssa l’os del còlIl troppo buon tempo scavezza l’osso del collo — cioè «le troppe prosperità fanno gli uomini insolenti e poi li mandano in rovina» (G. Giusti). E Tacito: Secundæ res acrioribus stimulis animos explorant: quia miseriæ tollerantur, felicitate corrumpimur.


FIDUCIA, DIFFIDENZA.


A deentà èć as’ deente sospetùsInvecchiando si diventa sospettosi.
A pensà mal no s’isbaglia migaChi pensa male, non erra — perchè
No s’ pöl piò fidàs gna de sò pàderNon si può più fidarsi nemmeno di suo padre — Anzichè un proverbio, questa è da ritenere dispettosa sentenza di tale che si trova gabbato; ma forse è pur vero che l’integrità di costume e la buona fede siano in grande ribasso. Mi si passerà facilmente questa espressione in mezzo ad una vera invasione di banche, di cambi, di sensali, di barattieri: l’astuzia, la malizia, l’inganno e la frode crescono da una parte; dall’altra crescano l’accorgimento, la prudenza, la vigilanza ed anche la diffidenza, ma non al punto da escludere che possano esserci uomini degni di fiducia. Un altro proverbio dice meno aspramente:
Fidàs le bé e no fidas l’è mèiFidarsi è bene, il non fidarsi è meglio — Ma parmi