Pagina:Raccolta di proverbi bergamaschi.djvu/80

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Ambo, lavorare; terno, seguitare; quaderna e cinquina, lavorare dalla sera alla mattina — Quanta sapienza in questo proverbio, che ripone tutta la fortuna nel lavoro! Non minore sapienza è nei seguenti contro il giuoco del lotto:
Ün ambo al lòt, l’è la maledlssiù di GenoésUn ambo al lotto, è la maledizione dei Genovesi — ed essi hanno perfettamente ragione, perchè una prima piccola vincita invoglia a giuocare; ma
Mèt l’otantù e ’n scarsèla tó ghe n’avré mai gna üMetti l’ottantuno ed in tasca non ne avrai mai uno;
Terno sent, in scarsèla mai niènt — Terno cento, in tasca mai nulla;
Terno sinquanta, laurà fin che si scampaTerno cinquanta, lavorare fin che si campa — e poi, anche vincendo,
I solć del lòt i va de tròtI denari vinti al lotto vanno di trotto.
Parrebbe che un popolo, il quale ha saputo far questi proverbj, sia rigoroso avversario del lotto; ma dal rigore incomincia a recedere quando dice:
Mat chi mèt e mai ehi nó mètÈ pazzo chi giuoca al lotto, ed è pazzo chi non giuoca — e son poi tanti quelli che non vogliono parer matti col non giuocare, che si fa ressa attorno al botteghino.
A nó zögà s’è sigur de ensChi non giuoca è sicuro di vincere — onde
Chi nó öl perd, tralasse de zögàChi non vuol perdere, non giuochi.
Chi è desfortünàt sö ’l zöc, è fortünàt in amùrChi è sfortunato al giuoco, è fortunato in amore — Chi ha fortuna in amor non giuochi a carte.
Chi èns i prim, caga i òltemChi vince i primi, perde gli ultimi.