Pagina:Raccolta di proverbi bergamaschi.djvu/83

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Al val piò ü eć che sento zuegnVal più un vecchio che cento giovani — e diciamo anche:
Val piò ü vèć in d’ü cantù, che sento zuegn gonfalùVal più un vecchio in un canto, che cento giovani gonfalonieri.
Bisogna rispetà i vèćBisogna rispettare i vecchi — e guardarsi bene dal provocare h loro maledizione, perchè
I sentense di eć i tacaLe maledizioni dei vecchi non restano senza funeste conseguenze.
Caàl pissenì al par semper poledrìCavallo Piccolino pare sempre polledrino — cioè chi è piccolo mostra meno anni di quelli che ha.
Carne egia fa bu brödCarne vecchia dà buon brodo — Il senso figurato di questo proverbio si trova chiaro nel tedesco: Worte der Alten sind kräftig — Le parole dei vecchi sono sustanzievoli, cioè utili e profittevoli.
Chi de énte no gh’n’à, de trenta no n’ fa V. Sapere.
Chi è sensa déć patés ol freć d’ogni tépChi è senza denti, cioè i bambini ed i vecchi, soffrono il freddo in tutti i tempi.
Da la matina as’ cognòs la sira (Assonica, Canto III, 60) — Dalla mattina si conosce la sera — cioè dai primi anni di un giovane si può giudicare anche degli altri di sua vita. Questo proverbio non è sempre vero, e ben disse Metastasio:

               Temerario è ben chi vuole
               Prevenir la sorte ascosa,
               Preveder dall’alba il dì.

De énte la forsa, de trenta l’inzégn, de quaranta la ròba, de sinqnanta la goba, de sessanta ’l bastù e de setanta a masùA venti anni la forza, a trenta l’ingegno, a quaranta