Pagina:Raccolta di rime antiche toscane - Volume primo.djvu/308

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Sturbano l’amare,
Quel che ve’no, ch’amar’è,
E usal molta gente,
E gente ch’han tormenti;
Però ch’ha più ch’amare
Chi amato più ch’amar’è,
Fort’è dispïacente.
Dunqua, Signor, vo’ spiaccia
Veder qual lui s’allaccia,
Perchè ha ’n tutto fallito
E è così agiecchito, ch’è seguitore;
Non fidi ben suo core
Fin c’arà pensamento.
     Molti ha pensier gioiosi
Chi serve a chi ha partito
Ciò che a suo ha partito,
Mai non ha perdenza.
Ma perdono dogliosi,
Quei, ch’han dal lor partito
Ogn’han fine partito
E son presi a fallenza;
E son certi per fallo,
Che ciascun fora stallo
Se ’l commetteno in loco
Che ’l lor sollazzo e ’l gioco
Più non porria durar.
Poi m’ha ’n balìa, deggial distornare.

II.

     Ben è ragion, che la troppo orgoglianza
Non aggia lungo tempo gran fermessa,
Anzi convien, che torni a umilianza,
E pata pene di stare con essa.