Pagina:Raccolta di rime antiche toscane - Volume primo.djvu/307

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Solazzo e tutto bene,
E in cui sempre regna
Parmi, che li n’avvegna in tal valore,
Che giammai perditore
Non fie di sua ’ntendanza.
     L’usato intendimento
Che la gente ha ’n fallire,
A ciascuno fall’ire
In loco conoscenza.
Dolen’ cognoscimento
Hanno ben ch’è fallire,
Ma nullo lor fall’ire,
Ch’aggia però sturbanza:
Però voglio sturbare
Me d’ogn’altro pensare,
D’intender volentieri.
Vo’ che sia mio pensieri, ch’è adoblato,
In quella ch’ha provato,
Più di null’altra, pregio.
     Chi al suo pregio si prova,
Ch’ogn’altro va morendo;
Però tutto m’accendo
A lei ch’è la mia spera.
Spero in lei, che si trova
Mercè, ond’io m’accendo
Allegro, e non m’arrendo
A null’altro, che pera:
Che ogn’altro de’ perire,
E ’l suo sempre verdire.
Però tutti amadori
Conforto che i lor cori aggiano saggi
A mantener li usaggi
Di quei, ch’han più savere.
     Li saggi cognoscenti