Pagina:Raimondo Montecuccoli, la sua famiglia e i suoi tempi.djvu/180

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Francesco al Bolognesi, le quali si conservano tra i manoscritti del marchese Capponi in Firenze: e per favore di quell’illustre italiano ebbi agio di esaminarle. Dice in esse il marchese Francesco che avendo Girolamo giustificate “le proprie azioni, e venendo conosciuta la malignità e presunzione di altri non doveva pigliarsene quel travaglio che fa... e doveva con animo proprio della sua prudenza tollerare gli accidenti” (Lettere del 14 e del 24 novembre 1639). Dimorò poscia Girolamo in Vienna, e più spesso nel suo castello di Hohenegg: e in Vienna morì egli il 24 marzo dell’anno 1643. Rifacendoci ora alle cose in Italia a quel tempo accadute, diremo essersi il 26 maggio sottoscritto dal duca di Modena il terzo trattato di lega da noi più addietro ricordato. E venne allora posto a capo dell’esercito veneto il principe Luigi d’Este, zio del duca; la qual nomina se onorava la famiglia ducale, non le apportava però tutto quel giovamento che da essa si sarebbe potuto aspettare, essendoché avessero i generali dei diversi corpi veneti ad obbedire agli ordini che loro venivano dal senato, o dai provveditori speciali. Era Raimondo Montecuccoli intento allora a scrivere una memoria sul modo di congiungere alle venete le truppe estensi; ma non la riproduciamo, avendola già nel suo Mercurio inserita Vittorio Siri. Nella quale memoria egli rifiutando la congiunzione ad Ostiglia, che lascerebbe scoperto il territorio modenese; consiglia invece l’assalimento per parte della cavalleria e dei dragoni ducali di Bondeno o della Stellata, mentre in aiuto loro verrebbero dal Finale sopra barconi i veneti: impresa che riescì poi di felice esito ad altri, come siamo per dire; ma ch’egli proponeva ai colleghi di compiere il 25 di maggio. Secondo gli accordi presi vennero intanto in Modena, come commissari veneti, il cavalier Corraro, che delle loro truppe ausiliari aveva il comando in queste parti, e Bertuccio Valier; mentre a Venezia stava come commissario estense il conte Ippolito Tassoni, e in Toscana andava allora il marchese Fortunato Rangoni. Ma già cinque giorni innanzi, cioè il 21 maggio, a perturbare i disegni della lega, era di nuovo entrato sul ter-