Pagina:Raimondo Montecuccoli, la sua famiglia e i suoi tempi.djvu/186

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e il Finale, contro cui potevasi ancora rivolgere l’assalto delle truppe che combattevano nel Polesine. Intanto il Barbazza da noi più sopra nominato, il quale dalla Porretta con tremila uomini minacciava la montagna modenese, dopo battute il 22 giugno alcune milizie de’ Montecuccoli e di altri feudatarii, era riescito di penetrare in Festà, forzando con mille cavalli, secondo è detto in una relazione del podestà di Montefiorino, le difese di quella terra. Saccheggiò poi egli il territorio di Guiglia, non però il castello che validamente venne difeso dal marchese Francesco Montecuccoli; senonché avendo egli dovuto allontanarsi, poterono per breve tempo, ma senza recar danni, impadronirsene i nemici. Il Mattei, che a stornare le forze de’ collegati dallo stato pontificio era pur esso entrato nel modenese, occupò a quel tempo con altri tremila uomini Montetortore, minacciando la podesteria di Montefiorino, così sprovvista di difensori, come il suo podestà scriveva, che quindici uomini sarebbero bastati a conquistarla. Erano state le milizie sue improvvidamente chiamate a Modena e a Sassuolo, e parte di esse anche a Pievepelago agli ordini del conte Giulio Montecuccoli. La poca gente rimasta fuggiva ne’ boschi o nel lucchese. Delle rovine cagionate poi ad altre terre dell’alta collina modenese dai pontificii fece ricordo don Giuseppe Giusti nella sua descrizione del comune di Trebbio ov’era parroco. Io ne posseggo copia: e vi si legge, che in quella sua chiesa e in quelle di Roccamalatina e di altre terre rubarono que’ soldati tutti gli argenti, le reliquie e quant’altro capitò loro davanti, persino le campane. Tra le case arse allora, contò anche la sua lo scrittore di quelle memorie. Ma que’ predoni, che avevano a capo un marchese Marsigli di Bologna, assaliti e rotti dagli estensi, lasciarono sul campo molti de’ loro, e una gran parte del fatto bottino.

Ruppe allora il duca gl’indugi; e quantunque non altro ottener potesse dai veneti se non 1500 moschettieri comandati dal Gonzaga, e la promessa che verrebbero occupati da loro i luoghi che da lui venissero abbandonati, andò a porsi colle