Pagina:Raimondo Montecuccoli, la sua famiglia e i suoi tempi.djvu/188

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


sono che punti et ore. Felice l’A. V. che può operare da per sé, e le cui risolutioni non pendono che da loro, e non sono suggette alle dilazioni”. Diceva poscia trovarsi allora le truppe estensi accampate davanti a Modena insieme con 2000 veneti comandati da don Camillo Gonzaga. Sino dal 24 di giugno aveva il Montecuccoli ordinato al Colombi, colonnello di milizie , il quale era allora a Castelnovo-Rangone, di mettere presidio a Guiglia, e d’impedire, mercé ancora qualche opera di fortificazione, vi ritornassero i pontificii; e inviavagli munizioni all’uopo. Gli commise poco di poi, cioè il 27 e il 30 di giugno, di porre soldati a Vignola e a Montetortore, confidando, secondo scrivevagli, che se a quelle parti si presentasse il nemico, l’avrebbero quegli uomini “da soldati onorati combattuto”. E qui è da dire che Vignola, per essere feudo del bolognese Buoncompagni, dai pontificii, che vi avevano dentro segreti fautori, era già stata una volta occupata, ponendo il territorio suo a ferro e a fuoco; dal che si desistette poi per comando del cardinal Barberini, per riverenza specialmente, secondo diceva, delle cose sacre e divine, e allegando essere “le armi ecclesiastiche temprate al fuoco della pietà”; asserzione codesta dai fatti che allora accadevano, smentita. E perché male que’ popoli si acconciavano al nuovo governo, si vide astretto il cardinale a promettere esenzione da imposte a chi si sottomettesse. Ma breve durata ebbe quell’invasione, e ancora ci rimangono gli ordini emanati da Raimondo per l’arresto del podestà di Vignola e di quello di Spilamberto, che era un capitano Giulio Tedeschi di quella terra, vecchio di 75 anni; il quale, processato poscia in Modena, a sua difesa allegò, avere dai pontificii accettato quell’officio per timore, e per evitare nuove rovine alle sue sostanze, già danneggiate per opera di soldati estensi e pontificii di oltre 300 ducati. Quant’è poi al podestà di Vignola, un cavaliere Stradella, o piacentino come alcuni lo dissero, o suddito, secondo altri, del papa, dovevasi ritenere ancor più colpevole dell’altro, perché