Pagina:Ricerche sopra l'aritmetica degli antichi.djvu/8

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Per tutto ciò è forza convenire dell’equivoco preso da Montucla, quando stima che gli antichi travagliassero al computo colla mente, non già colla scorta di regole brevi e spedite, ed allorchè giudica difficilissima per essi la moltiplicazione colle lettere, traendone argomento da un luogo di Pappo, ch’ ei medesimo confessa di non aver inteso abbastanza (l. c. part. I, liv. 3, §. 9). Io al contrario dedurrei facile questa operazione anche pe’ Romani dal ve dere presso Columella come se ne prevalessero comunemente gli agrimensori a misurare i terreni, qualunque ne fosse la figura superficiale (de re rust. 5. 2, et seq.). Nè voglio negare che l’Aritmetica loro fosse imperfetta in molte parti, confrontata colla nostra: ma ripeto che non meno dell’anzidetta operazione, le altre tutte principali e più necessarie dovevano lor essere facili ad impararsi ed a praticarsi.

Abbiamo già esposto come da’ sacerdoti egiziani si effettuassero col mezzo di picciole pietre, e come s’insegnassero a’ fanciulli. Anche i greci si giovarono a tal uopo di lapilli o calcoli, come Laerzio ne porge non ambiguo contrassegno1: e pare che l’uso ne fosse imitato dai Romani, e che ne derivasse il vocabolo di calcolatori (V. S. Isidor. l. c. c. 10, lit. c), applicato non meno ai maestri di calcolo2, che ai ragionieri3. Ed in questi elementi ancora in Roma si ammaestravano i più teneri giovinetti, come l’indica Orazio4, e come, al dir di Giulio Capito-



  1. Qui apud tyrannos auctoritate valerent, eos calculis, quibus in computandis rationibus utimur, (Solon) comparare consueverat. Ut enim illi interdum majorem numerum, interdum minorem significant, ita et tyrannos horum quemque, prout libitum fuerit, aliquando illustrem et inclytum, aliquando obscurum habere et ignobilem (Laert. l. 1. in Solon.).
  2. Nec calculator, nec notarius velox (Martial. 10. epig. 62, Schrevel. ad h. l.).
  3. Si forte vel librarius, vel nomenclator, vel calculator sit (Ulpian. leg. 7. ff. lib. 8. tit. 1).
  4. Romani pueri longis rationibus assem
    Discunt in partes centum diducere.
    (de art. poet. 325).