Pagina:Richmond - La figlia del lattaio.djvu/17

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temo che la buona ragazza non sia forte abbastanza da sopportare tutti i lavori ch’ella fa. Poi ella parla con noi, legge con noi, prega con noi e per noi, tutto per salvarci dall’ira avvenire. In verità, signore, ell’è per noi una cara creatura.

“La pace sia con voi e con tutti quelli che vi appartengono.”

“Amen. Grazie, caro signore,” risposero in coro i buoni contadini.”

Così ci dipartimmo da loro questa volta. Molte altre visite furono da me fatte alla pacifica capanna: ogni volta vi trovai abbondanti ragioni per render grazie all’Onnipossente degli intrattenimenti in essa goduti.

Mi potei facilmente accorgere che la salute della figlia declinava come il sole al tramonto. Le pallida, distruttrice consunzione, ch’è l’istrumento del Signore per recidere tante migliaia di vite all’anno, s’era già impossessata della di lei costituzione; gli occhi scavati, la tosse affannosa, e spesse volte il lusinghevole rossore delle gote davano indizio non dubbio della vicina morte. I frequenti insulti, ed il lento progresso della malattia, offrono ai ministri ed agli amici cristiani l’occasione di mostrare affetto e sollecitudine inverso al loro prossimo. Quante di queste opportunità non si perdono ogni giorno, mentre la Provvidenza concede il tempo necessario per una istruzione seria e pia! Oh! di quanti si può dire che “non hanno conosciuto il cammino della pace,” giacchè neppure un amico li fece avvertiti di fuggir dall’ira avvenire.

Ma fortunatamente la figlia del lattaio fu istruita nelle cose che appartenevano alla sua eterna pace prima che il già inoltrato male s’impossessasse della sua costituzione. Ben potrei io dire che in tutte le mie visite ricevevo piuttosto utile dalle sue conversazioni, anzichè la istruivo colle mie. La mente sua era ricolma delle divine verità, le sue conversazioni erano realmente edificanti.

Ricevei un giorno la seguente letterina:


               “Mio caro signore,


“Mi reputerei veramente felice se le vostre occupazioni vi permettessero di far visita ad un’indegna pecca-