Pagina:Ricordi storici e pittorici d'Italia.djvu/306

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

- 306 -


Veggio in Alagna entrar lo fiordaliso,
E nel vicario suo, Cristo esser catto.

L’impressione di un paesaggio grandioso è maggiore per le persone colte le quali sanno dargli vita con i ricordi della storia; la valle latina che giace ai nostri piedi è la chiave del regno di Napoli, e fu la strada battuta da tutti gli eserciti invasori del medio evo. Goti, Vandali, Franchi, Longobardi, Belisario, Ottomani, gli Hohenstaufen, torme di Saraceni, Francesi, Spagnuoli, tutti abbeverarono i loro cavalli nelle onde del Sacco, nello attraversare che facevano questi campi virgiliani, per versarsi al di là del Liri, in quella contrada di paradiso, che ha nome regno di Napoli.

II.

Genazzano del resto non è città antica, risale soltanto al medio evo. Può darsi però sia antico il suo nome, che vuolsi ripetere della Gens Genucia, la quale ivi possedeva il fundus Genucianus. Fin dal principio del secolo XI, si fa menzione nelle pargamene del medio evo di un castello di Genazzano, il quale apparteneva ai Colonna di Palestrina nella cui Diocesi sorgeva, ed anzi fu sede e diede nome ad un ramo di quella famiglia. Vuolsi che l’unico Papa sorto da essa, sia nato appunto in Genazzano. Fu questi Martino V, Ottone Colonna, eletto a Costanza nel 1417, il quale pose fine allo scisma di Avignone. È certo per lo meno, che questo distinto pontefice apparteneva al ramo dei Colonna di Genazzano, e che si compiaceva di far soggiorno solitario in questi possedimenti di suo casato. Amava Genazzano, vi costrusse chiese, ed è probabile abbiavi ampliato pure il palazzo, che i suoi nipoti abbellirono. Furono pure i Colonna che condussero a Genazzano le acque di cui ho fatta di già parola, e le rovine pittoriche di bagni che stanno in una valletta alle porte della città, rivelano pure per la grandiosità del loro