Pagina:Rimatori siculo-toscani del Dugento.djvu/25

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i - meo abbracciavacca

VI

A Dotto Reali

Come mai l’anima, che è formata da Dio, possa essere sopraffatta da altre cure1.


     A scuro loco conven lume clero,
e saver vero — nel sentir dubbioso,
per ciò ch’omo si guardi dall’ostrero,
ch’è tutto fèro — dolor periglioso.
5 Donque chi non per sé vede lumero,
véneli chero — fare al poderoso;
unde dimando a voi, che siete spero
palese altèro — d’onni tenebroso.
     Io son pensoso; — dico: l’alma vene
10dal sommo Bene, — donque ven compita:
chi mai fallita — pò far sua natura?
     S’è per fattura — de vasel che tene,
perché poi pene — pate ed è schernita,
da che sua vita — posa ’n altrui cura?


VII


Al medesimo

Si lamenta che gli sia stato risposto oscuramente circa la questione esposta nel sonetto che precede.


Messer Dotto frate, Meo Abracciavacca salute di bono amore.

Da lume chiaro di natura prende scuro, e non da scuro chiaro lume, perché nond’abisogna vostro mandato. Credo che assai prova intelletto vostra operazione; perciò temendo parlo. Dico che ogni opera umana solo da volontá di posa move, e mai per omo in esto mondo non trovare si pò; e ciò è la cagione che

  1. Per la risposta di Dotto Reali, si veda fra i Rimatori lucchesi.