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analisi critiche e rassegne 165

che le esperienze del Kaufmann non siano del tutto decisive in favore della teoria di Abraham, per il fatto che anche con questa teoria esistono divergenze molto piccole, e alle quali da altri venne invece attribuito un peso molto minore.

Da parte mia osservo che sarebbe opportuno abbandonare ogni preconcetto metafisico e giudicare il valore dei postulati alla stregua dell’accordo coi fatti; nè so dividere le preferenze del Planck per il principio di relatività, poichè se anche la teoria di Abraham non risulta assolutamente dimostrata vera dalle esperienze del Kaufmann, certo queste sono inconciliabili con la teoria di Lorentz e quindi col postulato della relatività, finchè si ammette un etere in quiete assoluta. Che se si vuol fare della metafisica, mi sembra che una volta ammesso l’etere in riposo assoluto, e i corpi animati da un moto di traslazione rispetto all’etere, niente di straordinario che questo moto possa in qualche modo più o meno accessibile all’esperienza essere rivelato.

D’altra parte abbiamo già fatto osservare che il contrasto fra le teorie in discussione è sempre subordinato all’ipotesi fondamentale di un etere in quiete assoluta, senza di che potrebbero sussistere insieme il principio di relatività e una legge di variazione della massa elettromagnetica con la velocità (cioè una legge di deviazione dei raggi β del radio) diversa da quella prevista dal Lorentz.

Se questo fatto avvenisse, se cioè risultassero provati insieme il principio di relatività e una legge di variazione della massa non rispondente alle formule di Lorentz, si sarebbe indotti a rinunziare alla concezione di un etere assoluto, la quale sembra assurda al prof. Enriques. (Vedi: «Problemi della Scienza», Cap. VI), ma per la sua semplicità, resta ad ogni modo oggi la sola base concepibile di una teoria elettro-magnetica concretamente sviluppata.

Tornando alla costituzione dell’elettrone e alla sua forma durante il moto, mentre le esperienze del Kaufmann escludono, come si è visto, la particolare deformazione del Lorentz, esse non dimostrano definitivamente che l’elettrone rimanga di forma e volume invariabili durante il moto. Infatti i risultati dell’esperienza si accordano bene anche con le previsioni di un’altra teoria, quella di Bucherer-Langevin, la quale suppone invece una deformazione dell’elettrone consistente in una contrazione nel senso del moto e in una dilatazione nel senso trasversale, rimanendo costante il volume primitivo. Questa teoria ha anche in comune con quella di Abraham di consentire una spiegazione elettro-magnetica della meccanica; e per quanto sia inconciliabile col principio di relatività, siccome essa ammette nell’elettrone defor-