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la fisiologia vegetale 285

di ferro negli alimenti, ma si arrivò a dimostrare pure che certi elementi (come il cloro, il sodio ed altri) possono riuscir anche dannosi alla vegetazione in generale, specialmente se si trovano in eccesso nel terreno (Coupin, 1900). Svisando i concetti, vi fu chi ascrisse a questo comportarsi della vegetazione riguardo agli alimenti un valore esagerato e non del tutto conforme al vero, per cui si arrivò a fare una distinzione delle piante in calcicole e silicicole, le une e le altre suddividendole poi, a seconda del supposto loro comportarsi riguardo a’ terreni. Su tali basi venne a svilupparsi una branca importante della Geografia vegetale, la quale, dopo aver meglio depurato le questioni del comportarsi delle piante relativamente al terreno, non solo per la sua natura chimica ma anche per le conseguenti condizioni fisiche, ci offre oggidì de’ quesiti interessanti sulle piante della steppa, del deserto, sulle alofite, sulle palustri, sulle piante delle serpentine, su quelle dei terreni contenenti zinco ecc. e contribuisce non poco ad illuminare le indagini sulla evoluzione del nostro pianeta.

Le ricerche iniziate già dal Kerner (1864) sul bisogno di luce che determinate specie di piante hanno per la loro esistenza, palesarono la ragione per la quale l’abete rosso ed altri alberi si arrestano, nella loro diffusione sulla terra, entro i limiti ristretti della loro area geografica. Questi studi, piuttosto unilaterali, trovarono la loro spiegazione più tardi per gli esperimenti iniziati e proseguiti largamente dal Wiesner riguardo all’importanza della luce per i fenomeni vitali della pianta; cosicchè se ne dedussero delle leggi, le quali modificarono notevolmente l’indirizzo della fitogeografia, come si può vedere nel Manuale del Drude (1890). A differenza delle prime opere di geografia botanica, troviamo in questo Manuale presi in principale considerazione, quali agenti che regolano la distribuzione delle piante, la luce, il calore, i precipitati atmosferici e le condizioni di umidità che ne derivano, non trascurando poi quel fattore tanto complicato e pure di tanta importanza che è l’agente geologico. Anche più progredito troviamo il concetto moderno della geografia delle piante nelle opere di Warming (1896) e di Schimper (1898).

Poggiata su queste basi, la fitogeografia si fece valere sensibilmente sul campo della geografia propriamente detta, prescindendo da’ rapporti diretti che essa offre con la zoogeo-