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analisi critiche e rassegne 355

attività e della trasformazione interatomica, questo fenomeno potrebbe esser comune a tutta la materia, ed esserci rivelato dalle sostanze come il radio non perchè l’emissione abbia luogo in esse in misura incomparabilmente più grande, ma perchè la velocità iniziale delle particelle α che emettono è alquanto maggiore. La portata filosofica di queste conclusioni è di una importanza senz’altro evidente.

Come per i raggi β, anche per i raggi α una gran luce doveva essere apportata dalle ricerche destinate a determinare, per mezzo della deviazione che essi subiscono attraversando un campo elettrostatico e un campo magnetico, il valore del rapporto della carica elettrica e di ciascuna particella alla sua massa materiale m. Si sapeva già che la carica elettrica è per i raggi α positiva, cosicchè il senso della deviazione è opposto a quello ottenuto per i raggi β. Si sapeva inoltre che la deviabilità dei raggi α è incomparabilmente più piccola, cosicchè per renderla evidente occorrono campi elettrostatici e magnetici di grande intensità; se ne dedusse che il rapporto per la particella α è molto più piccolo che per l’elettrone, e che m anzichè essere all’incirca della massa atomica dell’idrogeno, ha un valore prossimo a quello dell’atomo d’idrogeno medesimo. Le precedenti misure di Rutherford, Des Coudres e Mackenzie avevano fornito valori sempre più approssimati del rapporto , ma una grande esattezza non si era mai potuta raggiungere, poichè le sostanze radioattive impiegate emettevano particelle α con diverse velocità iniziali, e quindi diversamente deviate dal campo elettrico e dal campo magnetico; ne seguiva una dispersione del pennello di raggi sulla lastra fotografica e quindi una grande incertezza nell’interpretazione dei risultati.

Il successo delle ultime esperienze di Rutherford si deve appunto all’impiego di un pennello di raggi α omogenei, quale può essere ottenuto, in base a un’osservazione dello stesso Rutherford, usando come sorgente un filo sottile reso molto attivo per il deposito della emanazione del radio. Dopo pochi minuti sul filo è solo esistente, come sorgente di raggi α, il radio C e vengono perciò emesse particelle α aventi tutte la stessa velocità, e che subiscono eguali perdite di velocità dopo aver traversato spessori eguali di sostanze assorbenti.

I raggi così ottenuti, propagandosi in un tubo nel quale era fatto il vuoto per evitare l’energico assorbimento da parte dell’aria, passavano per una fenditura e per lo spazio interposto