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74 rivista di scienza

è di importanza molto maggiore, come quello in cui furono gittate le fondamenta di tutta o per lo meno della più gran parte della moderna coltura biologica, e stabiliti i canoni che ancora oggi imperano, se pure in parte indirettamente, su tutta la sistematica.

Gli albori del terzo cominciarono quando ancora splendeva in tutta la sua potenza il sole linneano: cui s’era aggiunta, ad accrescerne l’effetto, l’azione fecondatrice d’un altro astro di prima grandezza: il Cuvier. E questo terzo periodo fu un periodo di ribellione; ribellione, che, pur traendo le sue lontane origini dalla filosofia greca, (e qual fonte del pensiero moderno non ne deriva?) non aveva fatto che guizzare qua e là, spesso senza coscienza di sè, in scintille, presto soffocate o spente dalla rispettabile certo, ma troppo rispettata autorità dei grandi conservatori delle «buone tradizioni», aristoteliche prima, scolastiche poi. Ma non tanto, ch’esse non bastassero a divampare in incendio, quando il vento divenne favorevole. Come di tutti gli avvenimenti, si sogliono ricordare anche di questa memorabile rivoluzione gli eroi maggiori: il Lamarck e il Darwin, trascurando i precursori e i cooperatori, che furono molti e non sempre spregevoli. Essi sono giustamente riconosciuti come capi di due tendenze diverse, che oggi ancora si continuano, sebbene modificate, nei seguaci più o meno fedeli, sotto i nomi di Neo-Lamarckismo e Neo-Darwinismo.

Grande fu il successo della rivoluzione, come tutti sanno, per varie ragioni intrinseche ed estrinseche; ma anche per questa, non ultima credo, che essa trovò nel suo capo principale, il Darwin, un rivoluzionario onesto, ragionevole e mite, scrupoloso e prudente quanto altro mai e, caso rarissimo, pieno di vera e solida fede nella bontà della sua causa, eppure privo di fanatismo.

La vampa della rivoluzione, come suole accadere, affascinò, ma accecò anche. Di tutta la storia delle scienze naturali questo è il periodo più popolare e più conosciuto; non tanto perchè più moderno, quanto appunto perchè rivoluzionario. Parve che finalmente fosse trovata la formula per risolvere i problemi della vita che affaticavano le menti. I novatori divennero in breve conservatori e tiranni; i dogmi rivoluzionari si sostituirono a quelli della tradizione. Guai a chi osasse discuterli. Pochi resistettero, e parecchi fra questi, più per istintivo attaccamento al passato, che per altre ragioni. Ma