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l’origine delle città nel medio evo 175


remo pure prima città di maggiore estensione. Dove in genere durante il Medio Evo non si arriva a grandi «imperi» e a «capitali di imperi», non esistono neppure città molto grandi.

Perciò noi vediamo svilupparsi le «grandi città» prima nell’Italia Meridionale (Palermo, Napoli), che nell’Italia Settentrionale; prima in Austria (Vienna), che in Germania1; prima in Francia (Parigi) e in Inghilterra (Londra), che nelle Fiandre o nel Brabante.

Questo non farà meraviglia a nessuno, che abbia pensato almeno una volta quali importanti entrate ritraevano già nel primo medio evo, per esempio, i re francesi e inglesi. Le rendite del re d’Inghilterra dovevano ammontare già sotto Enrico I (ossia al principio del secolo XII a 66.000 L., ossia circa 5.850.000 Mk in valuta odierna2. Ma le stesse entrate dei príncipi dell’alta e bassa Austria residenti in Vienna nel secolo XIII ammontavano a 35.000 pfennige viennesi, ossia circa 1.000.000 di marchi in valuta odierna3. Se si consideri, che il movimento commerciale di una importante città anseatica ammontava nell’alto Medio Evo da 1 fino a 3 milioni di marchi in valuta odierna, si calcoli pure questo intero ammontare per il commercio esterno e si prenda un profitto medio (molto alto) del 20% sul movimento delle transazioni, l’intero profitto, che ci rappresenta il fondo dal quale poteva venir nutrita la popolazione di una città, sarebbe di circa 200.000 a 600.000 marchi in valuta odierna. Possiamo dunque affermare che il solo re d’Inghilterra nell’anno 1100 dava sostentamento con la sua rendita a un numero di uomini 10 e perfino 20 volte maggiore che non il commercio di Lubecca o di Revel nel secolo XIV.


  1. Questa aveva preso un magnifico slancio a diventare «grande città». Io non dubito un momento che nell’anno 800 Aquisgrana era la più grande città europea. Se noi valutiamo anche minimamente il numero delle farfalle più o meno effimere che svolazzavano intorno al sole di Carlo, dovremo pure ammettere un paio di «abitanti» del «Palazzo». L’impressione più chiara della grandezza d’Aquisgrana nel tempo dei Carolingi, la si riceve dall’esposizione di F. Dahn (Könige der Germanen VIII 6 (1900) 109 segg.), dove è stato utilizzato tutto quanto il materiale, che noi possediamo.
  2. W. Stubbs - Constitutional History, 5, 415.
  3. V. Die landesfürstlichen Urbare Nieder-und Oberösterreichs aus dem 13. und 14. Jahrhundert (I catasti principeschi dell’alta e bassa Austria del XIII e XIV secolo), editi da Alf. Dopoch (Oesterr. Urbare I, 1904, p. 66, XXI).