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emozioni morali, il Westermarck rigetta la veduta intellettualistica che sostiene essere le emozioni morali conseguenze dei giudizi morali; egli sostiene che i giudizi morali, essendo espressione definitiva di emozioni morali, ci aiutano a scoprirne la vera natura, Però a noi sembra che egli approfondisca poco una quistione di così difficile soluzione, della quale si occupa molto tutta la ricca letteratura austriaca e tedesca, concernente il valore in generale, ed i valori particolari, morali, estetici, religiosi (intendiamo alludere ai lavori del Meinong, dell’Ehrenfels, dello Eisler, del Brentano, del Krüger, del Lipps ecc...).

Il disinteresse e l’apparente imparzialità sono, secondo il Westermack, le caratteristiche che valgono a distinguere la disapprovazione o la approvazione morale da altre forme di approvazioni non morali; le emozioni morali hanno ancora un carattere di generalità, come quelle benevolmente retributive traggono origine da sentimenti simpatici ed altruistici. Dopo di ciò l’Autore passa all’analisi dei principali concetti morali, e, premesso che questa analisi deve essere considerata coi concetti morali di una mente civilizzata, e dopo alcune osservazioni sui concetti morali nelle razze inferiori e sul linguaggio in genere in rapporto ad essi, egli analizza i concetti: cattivo, vizio, torto, dovere (verbo) e dovere (sostantivo) diritto (aggettivo) e diritto (sostantivo), giustizia ed ingiustizia, buono, virtù, merito.

I punti più importanti, per le ricche e fini osservazioni, negli altri capitoli sono la trattazione intorno al costume ed alla legge in generale, al tentativo, alla irresponsabilità dell’agente non consapevole.

Col capitolo XIV l’Autore restringe le investigazioni alle più importanti forme di condotta, secondo cui è considerata la coscienza morale, e tratta dell’omicidio, dell’uccisione dei genitori, delle persone ammalate e dei fanciulli, dello aborto, dell’uccisione delle donne, degli schiavi, del sacrifizio umano, della vendetta di sangue e della compensazione, della pena di morte, del duello, delle ingiurie corporali, della carità e della generosità, della ospitalità, della soggezione dei figli, delle mogli ed in ultimo della schiavitù.

Tutta quest’ultima parte è oltremodo interessante, giacchè l’Autore ci fa assistere alla evoluzione e trasformazione storica di tutte le maniere di condotta soprariferite, svelandoci le cause e le ragioni intime determinatrici dell’una e dell’altra.

Il Westermack non si serve in questa parte del suo lavoro di un angolo visuale determinato, secondo il quale spiegare le trasformazioni storiche di esse maniere di condotta, come farebbe chi volesse applicare in tale ricerca p. e. la concezione così detta materialistica della storia, o quella ideologica, se così si può dire, od un’altra qualunque, ma studia queste nelle loro reali ed effet-