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und weit ausgedehnte synthetische Arbeit das ganze, jetzt noch so dunkle Gebiet chemisches Culturland wird, aus dem die Biologie einen grossen Theil der Hülfsmittel beziehen kann, deren sie zur Lösung ihrer chemischen Aufgaben bedarf»1.

Chi può dubitare che seguendo queste tracce luminose non si potrà un giorno, forse vicino, ottenere per via sintetica corpi analoghi all’amido o ad un’albumina?

Parallelamente ai progressi della sintesi chimica procedono quelli della chimica fisica sicchè potremo anche possedere fra non molto un concetto almeno approssimativo di quel che sia un colloide e riconoscere in qual modo alla struttura colloidale si debba probabilmente la particolare fisionomia di molti dei processi che si svolgono negli organismi viventi.

La risoluzione di questi problemi alla quale va incontro fiduciosa la scienza umana giustificherà le speranze nutrite dagli ottimisti ad oltranza?

Quando avremo determinato la costituzione chimica di tutti i materiali che possiamo trarre dagli organismi, quando sapremo bene che cosa entra in un essere vivo e che cosa ne esce, come le trasformazioni chimiche che avvengono negli organismi viventi sprigionino quelle energie che sono il fondamento dinamico delle funzioni vitali, sapremo noi qualche cosa di più intorno alla natura della materia vivente?

Non dimentichiamo che per analizzare un essere vivo noi dobbiamo anzitutto ucciderlo, e che perciò le nostre nozioni di chimica qualitativa in biologia riguardano soltanto la compagine materiale degli organismi morti. Si sono fatti alcuni tentativi sopra tutto microchimici per sceverare la distribuzione dei diversi principi immediati nelle cellule vive, ma non sono essi quasi una petizione di principio poichè suppongono in noi quelle cognizioni appunto che ci mancano?

Rammentiamo inoltre che le sostanze che noi ricaviamo dagli esseri che furono vivi sono o frammenti del protoplasma propriamente detto, o materiali in via ascendente che danno agli organismi viventi il sottostrato energetico di cui essi hanno bisogno, o rifiuti dell’essere vivo e residui in parte o completamente usati che l’organismo rigetta oppure accumula nella sua trama, o prodotti di particolari metabolismi, o infine, come

  1. E. FischerEinleitung zu «Untersuchungen über Aminosäuren etc.». Berlin, 1906.