Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/125

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100 cronaca

baratto de’ popoli più antichi, va a rintracciare l’origine de’ pesi e delle misure nel lontano Oriente presso i Babilonesi e gli Assiri, non senza istituire un raffronto tra il loro sistema sessagesimale e quello decimale degli Egiziani.

Dalle fertili contrade bagnate dall’Eufrate e dal Tigri il sistema di pesi costituito dal talento diviso in sessanta mine e dalla mina divisa in sessanta scechel, sicli o statere, insieme con gli altri prodotti di quella vetusta civiltà, mosse per due vie diverse verso le coste del Mediterraneo, ove dalle due specie della mina babilonese, che dalle scoperte del Layard furono qualificate per mina grave o maggiore e per mina leggiera o minore, essendo secondo il Brandis la prima equivalente al doppio della seconda, sorsero due nuovi sistemi di peso. Quella segui la via attraverso la Siria e pervenne ai Fenici, che adottando quale unità lo scechel, con cinquanta di essi costituirono una nuova mina; questa verisimilmente per la mediazione degli Hittiti da Carchemisch fu trasferita nella Lidia, che sotto la dinastia dei Mermnadi stava in animate relazioni commerciali co’ popoli dell’Asia Minore e co’ Joni della costa, i quali da’ navigatori Fenici insieme coli’ alfabeto e co’ numeri avevano già prima ricevuto la staterà, ossia la 60a parte della mina maggiore quale unità di peso. Al tempo del re Gige si ritiene ohe sia stato fatto il primo tentativo di segnare, a garanzia del loro peso, i pezzi di metallo prezioso impiegati nel traffico, donde a poco a poco per il perfezionamento arrecato dai Greci sorsero le vere monete.

Il peso di tali pezzi; comunemente della forma di ovoli, era regolato conforme la mina leggiera che l’autore chiama babilonese, per il commercio coll’interno e coll’Oriente, e conforme la mina grave o fenicia per le relazioni della costa e d’oltremare. Il metallo era fornito in grande copia dallo stesso paese e consisteva di un miscuglio naturale di oro ed argento in proporzione di 73 e 27 %, conosciuto dai Greci sotto il nome di elettro.

L’autore considera la moneta nel suo nascere indicandone i tipi primitivi, e si diffonde a trattare del rapporto tra l’elettro e l’argento che era di 10 ad 1, e quello tra l’oro e l’argento che per lungo tempo si mantenne di circa 13•3 ad 1 e contribuì a modificare sensibilmente i pesi presi a base della monetazione, per modo che già in quel