Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/23

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4 francesco ed ercole gnecchi

destà dell’isola. il che permette di stabilirne in parte l’anno della coniatura, e che abbracciano l’epoca dal 1483 al 1562.

Stabilite così le serie di monete che si conoscono come battute in Scio durante il dominio dei Genovesi, veniamo ora alla descrizione delle monete di quell’officina, contenute nel ripostiglio di Siderunda e non descritte da altri autori, monete ora conservate, parte nella Raccolta del Conte Papadopoli a Venezia e parte nella nostra.


PALEOLOGO E BENEDETTO ZACCARIA.

(1310-1313).


1. Matapane (gr. 1,870).

D: — P & B • Z SVI IPII S • SIDOR SYI

(Paleologus et Benedictus Zacharia Sii Vicarii imperatoris Sanctus Isidorus Sii).

Nel campo due figure in piedi di fronte; a destra Santo Isidoro, a sinistra Paleologo. Essi tengono l’asta di un vessillo, lungo la quale la leggenda DVX.

R: — Il Redentore sedente in cattedra con un volume sulle ginocchia; ai lati del capo i monogrammi IC XC.

Arg. (Tav. I, N. 1).


Il tipo di questa moneta e della seguente è precisamente quello del matapane veneto, ma più rozzo, come erano tutti quelli coniati nel Levante. Ciò che lo rende importante è il P, che si legge chiaramente sul nostro esemplare in principio della leggenda del dritto, lettera che non può confondersi con alcun’altra. Questa iniziale, dopo aver ben considerato, ci pare non possa riferirsi ad altri che a Paleologo Zaccaria padre di Martino e Benedetto II. Egli infatti tenne per qualche anno il possesso dell’isola ed è probabile che vi abbia battuto moneta col suo nome, associandovi quello del figlio Benedetto II. Il