Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/343

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304 giovanni mulazzani

CENTESIMI 6 — ossia soldo — idem.

CENTESIMI 10 — Grossa moneta di peso doppio della precedente, fabbricata l’anno 1849 in poca quantità.

Di essa può dirsi che non corrisponde al progresso dei tempi attuali.

COLOMBINI — Non altro avanzare mi è concesso di questa moneta, se non che trovasi nominata per il valore di soldi 3,3, nelle gride sforzesche del 1532 e del 1534 ignorandone il peso, la composizione ed il tipo, per cui indarno mi sarei affaticato di segnarla nella mia raccolta, dove forse esisterà, sono certo, ma priva di nome. Né qualcuno facile credesse di scoprirla fra le erose di quella età, non ostante il tipo deficiente, coll’analisi del puro metallo, che contenesse per suo quoto in paragone di una moneta di valore certo p. es. del testone. Lo sconvolgimento che sofferse il sistema monetario sforzesco sotto l’ultimo duca Francesco II, e che vedremo a suo posto, ci toglie questo criterio e questa facoltà.

DANARO — 12a parte del soldo. Dopo tutto quello che ne fu detto al Capo XVIII, superfluo sarebbe, che io ricordassi la sua origine da Carlo Magno, la composizione sua nobilissima, il peso, la diminuzione che patì collo scorrere dei secoli a segno che suscettibile non essendo più di contenere particella alcuna d’argento gli fu forza di sparire al principio del secolo XVII dal mondo numismatico, dove aveva da principio fatta sì magnifica figura. Inutile per altro non estimo di precisare che le vicende di questa moneta furono tali e tante in riguardo al peso ed alla bontà, che dai 33,180 gr. d’argento suoi originari della fine del secolo VIII terminò di venire in luce sotto Filippo III re di Spagna e nostro duca del 1622 grave non più di un terzo di grano, così