Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/345

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306 giovanni mulazzani

altra d’oro dal Governo spagnuolo, finché durò cioè al 1711 non solo, ma ben anche dall’austriaco, di cui si hanno impronti del 1724 e 1726. Di queste doppie alcune per altro, in poca quantità ne furono stampate di doppia gravità e persino decupla, rarissime perciò nei gabinetti. Il peso delle semplici è di den. 5,10 la bontà di Carati 22 (titolo 0,916666,) sorpassate alcune piccole differenze accadute nella prima battitura da riscontrarsi in Argelati, tanto nell’uno che nell’altro elemento. Il prezzo variò in tanto intervallo di tempo, come ognuno può immaginare, poiché dalle L. 12,10 del 1582, in cui si conosce la prima loro tassazione, al 1683, nel qual anno terminano le gride monetarie spagnuole, salirono alle lire 24.

Ad esempio dei re di Spagna duchi di Milano tutti i principi d’Italia, non che le due repubbliche di Genova e di Venezia fabbricarono doppie ad egual taglio e bontà, talché niuna moneta qui da noi fu più comune di questa per due secoli. Maria Teresa le riprodusse col suo nuovo sistema monetario del 1778, e le fece continuare Giuseppe II, diminuite qualche poco di peso e di bontà al prezzo di L. 24, e di L. 25,3. La sola repubblica di Genova tanto aristocratica nei tempi antichi che democratica all’epoca dei francesi le coniò costantemente e per la maggior parte in quadruplo fino al 1805, in cui diventò preda come noi dell’ambizione napoleonica.

Rare sono le doppie dell’ultimo monarca Ispano della discendenza di Carlo V; più rare quelle del III Filippo, rarissima la borbonica del re Filippo V e dell’imperatore Carlo VI, comuni quelle del II e IV Filippo, nonché gli stampi austriaci dello scorso secolo e di quello che corre.