Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/218

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annotazioni numismatiche genovesi 199

tipo semplicissimo, il diametro della moneta costituisce un altro importante carattere, essendo più stretto nel quarto e più largo nel terzo di genovino.

Di fronte a questi argomenti, il peso dato in 0,80, quantunque sia quello proprio dei quarti, non può farci cambiare d’opinione. Può essere che l’autore avendo ricavato quel disegno dalle sue schede e non ricordandone il peso, abbia creduto supplirvi con quello solito delle quartarole, nella convinzione che si trattasse di questa e non di altra moneta. Ma volendolo ritenere esatto, dovremo credere che la moneta fosse mal conservata e calante. Chi possiede la moneta in discorso potrebbe illuminarci in proposito.

Se la terzarola di Brera non è assolutamente inedita in seguito alla pubblicazione dell’Hoffmann, credo ciononostante di non dover recedere dal mio primo proposito, considerando che se in quelle tavole figura per una specie che non è la sua, convenga rettificare lo sbaglio di quell’autore. Oltre a questo motivo, parmi che le iniziali di zecca meritino di essere conosciute, confermando esse la notizia ricavata dai documenti.

In conclusione, non si conoscono, fino ad oggi, quartarole di Carlo VI. È bensì vero aver io inteso negli anni passati che un raccoglitore e negoziante genovese, ora defunto, ne possedesse una, ma non avendo potuto vederla, né procurarmene precise notizie, saremo sempre in condizioni invariate fino al momento che il possessore di una vera quartarola di Carlo VI, crederà giunto l’istante di farla conoscere.

Caserta, Maggio 1889.