Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/275

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254 federico kenner

delle condizioni di quei tempi, in cui diminuì in genere la coniazione del rame.

Invece accadde precisamente l’opposto. La quota delle monete pesanti, nel III secolo, è per lo più del 25 per cento, pari quindi a quella che si aveva tra Galba e Domiziano e sotto Commodo; anzi, sotto Valeriano arriva al 50; sotto Gallo e Gallieno è del 33 per cento. Lo stesso si dica per l’eccedenza di peso. Questa non è, prima di Marco Aurelio, che di 2,5 a 4,5 grammi, in media; si alza a 5 gr. sotto quest’imperatore, sotto Commodo a 6, e nel III secolo rimane stazionaria fra 4,3 e 6, quindi ad un’altezza superiore a quella che aveva raggiunta sino a Marc’Aurelio; anzi, ai tempi della peggior decadenza, la vediamo salire momentaneamente, sotto Decio a 16,6, sotto Gallieno a 7,4.

Una delle questioni principali che ci si paravano dinanzi, circa le monete pesanti del Senato, è con ciò risolta in parte: il loro scopo non ha attinenza alcuna collo sviluppo della monetazione sotto l’Impero, esso è qualcosa di estraneo, e non ha nulla a che fare colla economia monetaria.

Sin qui non abbiamo parlato che dei pesi medii delle monete pesanti, in relazione a quelli delle monete leggiere. Esaminiamo ora i loro singoli pesi in particolare, per indagare in quale relazione si trovino coll’ordinaria moneta corrente senatoriale.

Dal momento che esse sono vere monete (come lo dimostra la circostanza che recano sempre le iniziali S • C), devono necessariamente avere per base del loro peso la stessa unità monetaria ch’è la base dell’ordinaria moneta -corrente senatoriale. Questa è notoriamente di due maniere: l’asse semionciale di rame del peso normale di gr. 13,6 per l’asse e le sue frazioni, che venivano coniati in rame puro, e l’asse quadrantario di bronzo del peso normale di gr. 6,8 per le monete di maggior valore coniati in bronzo giallo, cioè pel sesterzio da 4 assi e pel dupondio da 2 assi. L’ultima unità monetaria, l’asse di bronzo, non fu coniata mar tonalmente che sotto Nerone e per breve tempo; cessatane la coniazione sotto questo stesso imperatore, essa non formò