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compendio storico di quindici zecche italiane 341

di noi negli anni 803 e 853, che non potevano non essere di bassa composizione, furono indicati indietro (Capo XVIII); e monetine di fatta consimile parve all’autorevole Le Blanc, di avere scorto in antichi medaglieri francesi. Il nostro biglione, che miriamo nei musei, è dei cinque Arrighi (non ben sapendosi per altro a quali assegnarlo), e dell’imperatore Corrado, dal 1004 al 1106; le loro monete migliori non salgono che a 1/3 d’intrinseco; e bisogna giungere a Federico I per toccare argento a 0,530. Farò cenno dei terzoli il cui nome sembra significhi, che fossero composti di 1/3 d’argento; coniati vennero dalla città nostra, mentre era venuta ad aperta rottura con quell’augusto per le necessità della guerra e dei due assedi sostenuti. Ingoiati nella voragine del tempo sono stati questi ultimi, sebbene gloriosi monumenti del nostro coraggio e valore, mancando essi in qualunque collezione. Passerò quindi alli denari repubblicani dei primi anni del 1200 adulterati e alla metà del secolo poscia legalmente costrutti, in proporzioni del soldo in allora comparso d’ottimo argento; per discendere ai viscontei, buoni da principio, ed arbitrarli quanto mai sotto gli ultimi tre principi di quella casa. Non tacerò, per debito del vero, l’abuso che fece la passaggiera repubblica di 30 mesi, della metà del 1400; scusando per altro quei nostri progenitori per le dure necessità in cui si trovarono involti. Attesterò le lodi del governo sforzesco del 1474, per aver condannato generosamente le massime del dispotismo e dell’ignoranza; compiangendo gli ultimi duchi di quella nostra dinastia che, per le calamità terribili a cui soggiacquero, e che furono comuni a tutta Italia sul principio del 1500, forzati si trovarono a scindere la bella armonia del loro sistema monetario, di cui tutte le parti ali-