Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/220

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congetture sull’attribuzione, ecc. 209

Ma vi ha una ragione assai più calzante per negare a quei tre principi l’attribuzione del mio tremisse, e conseguentemente anche dei due di Gariel, supposto che questi nel titolo e nel peso siano conformi, come pare, al mio, visto che lo sono nello stile, nel diametro e nelle impronte.

Autorevoli scrittori osservarono che il peso dei tremissi longobardi si mantiene da Rotari a Liutprando incluso fra grammi 1.38 e 1.261; scade con Astolfo e più ancora con Desiderio. Fatto constatato anche da me colla pesatura di alcuni tremissi longobardi dei quali dispongo, e coi dati gentilmente favoritimi dagli ottimi amici miei Prof. S. Ambrosoli Conservatore del Gabinetto di Brera e Cav. Ercole Gnecchi per quelli dei rispettivi medaglieri.

Trovammo costante buon peso nei tremissi di Cuniberto, Liutberto, Ariberto e Liutprando: per Astolfo grammi 1.10 e per Desiderio perfino 1.02, cioè ancor meno dei pesi indicati dal Cav. Brambilla nelle monete di Pavia, di 1.180 rispettivamente al primo, e 1.066 al secondo dei due regni.

Il mio tremisse non offre traccie di tosatura ed è nelle stesse buone condizioni, di conservazione di quelli pesati da quei signori e da me. Il suo peso è quindi un buon argomento per ritenerlo non anteriore alla metà dell’ottavo secolo. E per analogia dirò altrettanto di quelli di Gariel.

Il Conte di San Quintino ed il Cav. Brambilla2 osservano altresì che nei primi tempi della domina-

  1. G. dei conti di San Quintino, Sulla Moneta dei Longobardi in Italia, — C. Brambilla, Tremisse di Rotori. — Monete di Pavia.
  2. Di San Quintino e Brambilla. Opere citate.