Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/227

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216 g. gavazzi ― congetture sull’attribuzione, ecc.

almeno nei diritti, le lettere rudimentali di PATRICIVS ROMANORVM.

Ecco in qual modo io spiegherei queste curiose monete che ritengo possono far parte della serie longobarda, e per lo stile indubbiamente longobardo e perchè tali a mio avviso si possono considerare anche dal punto di vista politico e storico. Poiché si riferirebbero ad una parte d’Italia che cessa di essere longobarda, né è ancora romana, e segnano un momento importantissimo della storia dei longobardi.

Attribuendole poi a Pipino, Carlo e Carlomanno quali patrizi dei romani, ed a zecca incerta le porrei sotto l’anno 756 per le ragioni già dette.

Con ciò io non pretendo di aver colto nel segno ma vorrei sperarlo. Perciò intitolai questo mio lavoro Congetture né più che tali le credo. Altri più valenti di me troveranno forse spiegazione migliore e diversa. Che se alcuno vorrà combattere queste mie conclusioni, io non me ne dorrò certo, anzi l’avrò ad onore e se sarò convinto di errore, mi arrenderò lietamente alla verità. In queste controversie, vincitori e vinti ne sortono sempre con guadagno.

Non mi resta se non attestare la mia riconoscenza al Nob. Cav. C. Brambilla e alla onoranda memoria del desideratissimo Comm. Vincenzo Promis, i quali con bontà pari alla loro dottrina, mi furono larghi dei loro lumi, mi posero sulla via, e mi fecero cortese violenza a proseguirla.

Ebbi così modo di procurarmi soddisfazioni grandissime nello studio di un periodo tanto interessante della storia del nostro bello e caro paese.