Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/248

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soldino astigiano inedito di carlo quinto 235

invece non solo manca il titolo di signore d’Asti, ma anche il rovescio non presenta che una croce con una semplice invocazione religiosa. Questa, tuttavia, basterà nel nostro caso a determinare l’attribuzione.

Infatti, se l’aspetto generale della monetina, le particolarità del lavoro, e sopratutto la forma caratteristica della croce, indicano chiaramente che questo pezzo è di fattura italiana, che anzi dev’esser uscito da qualcuna delle nostre zecche dell’Italia Settentrionale, questui zecca ci vien rivelata dalla circostanza che la stessa invocazione alla croce si legge nel soldino astigiano di Francesco I. Ammessa come ragionevole ipotesi la pertinenza alla zecca d’Asti, sarà facile convincersi che tutti i caratteri della monetina concorrono a ribadire quest’attribuzione; e si potrà poi concludere più precisamente che si tratta per l’appunto di un soldino astigiano, battuto a nome di Carlo V, moneta tuttora inedita, per quanto mi sappia.

L’attribuzione ad Asti è ritenuta ammissibile anche dal ch. Cav. Fantaguzzi, il quale gentilmente m’informa inoltre che il Comm. E. Maggiora Vergano divideva pure tale opinione.

Mi rimane soltanto da combattere preventivamente un’obbiezione, che forse qualcuno potrebbe elevare basandosi su di un’apparente minuzia, la quale, esaminata dappresso, sembra assumere ad un tratto le proporzioni di un ostacolo non trascurabile.


    ma più ancora il motto: Soli Deo trino et uni gloria, che si legge su quella moneta anonima, e che non si trova sulle monete di quel re ma bensì su quelle del suo successore, mi inducono a ritenere che essa non debba attribuirsi a Lodovico XII ma a Francesco I, l’immediato antecessore di Carlo V nella signoria d’Asti.