Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/377

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360 giulio jatta


Come credo aver dimostrato quando pubblicai per la prima volta questo monumento, è chiaro che tanto il nome che si legge sul dritto della moneta, quanto quello che anche per esteso si vede sul rovescio, sono da considerarsi come nomi di magistrati.

Per quello del rovescio, come dissi allora, oltreché non trova analogia di sorta con nessun nome di città di questa o altra contrada, basta, tenuto conto dell’epoca e del metallo della moneta, la terminazione ΟϹ e la corrispondenza del nome del dritto, perchè si possa senza tema di errare asserire ch’esso è un nome di persona. Che tale sia anche quello del dritto è reso manifesto da un curioso confronto che trova questo nome sopra un altro monumento greco della stessa epoca e dello stesso luogo.

Poco tempo prima che mi fosse riuscito di avere le monete in discorso, diroccandosi una vecchia parete di campagna poco lungi dalia città, furono rinvenuti parecchi di quei mattoni della forma di un tetraedro, che tanto comunemente si rinvengono nel terreno presso di noi. Sopra uno di questi mattoni è scritto a rilievo πλατυρ, e πλατυ si legge sopra un altro rotto quasi per metà come il primo. È inutile dire come questo luminoso confronto giovi assai bene a determinare la natura di quel nome.

Il monosillabo ρυ che in caratteri, non a caso più grandi, è visibile sotto la civetta, deve sicuramente esser l’abbreviazione della leggenda ρυβαστεινων, che trovasi sopra la notissima moneta di Rubi con l’identico tipo ma di stile diverso.

La moneta quindi la fo decisamente appartenere a la monetazione di Rubi, città greca dell’Apulia nota a’ cultori dell’arte antica. E per sostegno della