Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/381

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364 giulio jatta

vede che la seconda lineetta esiste veramente, e non può supporsi casuale. Nell’altra lettera in questione non compariscono così chiaramente come nella prima le due lineette, ma se ne vedono soltanto le traccie. Poiché a quel posto non si può supporre un segno di aspirazione quale sarebbe Ⱶ, e poiché questa lettera in tutto il resto è somigliante alla prima, ho creduto allora e credo anche adesso che questa lettera sia la stessa della prima e che le due lineette, delle quali si vede chiaro un piccolo accenno, siano quasi state distrutte da l’attrito.

Parmi ad ogni modo che sia assai più facile e naturale supporre che una piccola parte della lettera sia stata danneggiata da l’uso, anziché, come ha fatto il Friedlaender, imaginare che vi sia stata aggiunta dal caso. Or questo fatto casuale si ripeterebbe due volte nella medesima leggenda, perchè anche nella antipenultima lettera dovrebbe ritenersi per casuale la comparsa della lineetta, essendo il Friedlaender di opinione che quell’elemento fosse un jota riuscito troppo lungo. Ma che esso possa invece essere la stessa lettera del principio sembra farlo comprendere lo stesso numismatico tedesco quando, anteponendo ad ogni idea preconcetta la verità scientifica, aggiunge: questo | ha alto rilievo, mentre le linee laterali, le quali qui sono visibili e rappresenterebbero κ, non hanno nessun rilievo, ma sono soltanto delle macchie o irregolarità del fondo.

Ma come mai quelle irregolarità del fondo sono proprio avvenute in quei due punti e nella stessa maniera? Certamente è strano; ed è chiaro nello stesso tempo che le ultime osservazioni del Friedlaender, se elevano dei possibili e lontani dubbii