Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/445

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428 giuseppe castellani

e che egli diceva essere inutile cercarvi1, ne rovescia addirittura la base.

Accennerò di volo che lo stile della monetina e la forma dei caratteri rispondono perfettamente all’epoca di Astorgio III, che è quella del risorgimento dell’arte italiana; infatti l’astorre è effigiato con vera delicatezza ed è elegantissimo.

Un fatto che potrebbe servire a determinare l’epoca precisa della coniazione di questo picciolo, e che venne accennato anche dal conte Ernesto Tambroni Armaroli2, è il cambiamento di nome da Francesco in Astorgio che sarebbe avvenuto nell’assunzione al principato dell’ultimo dei Manfredi. Io non ho libri o documenti per accertarlo, ciò che potranno fare agevolmente gli studiosi di cose Faentine; ma, qualora fosse vero, esso segnerebbe l’anno preciso in cui fu coniata questa piccola moneta che sarebbe la prima apparsa sotto il nuovo principe, del cui nome rinovellato portava l’emblema parlante.

Con l’attribuzione di questo picciolo ad Astorgio III la serie dei principi di Faenza, che coniarono moneta, viene limitata a due soli, e cioè a quello che fece coniare le monete col Beato Nevolone, che fu Astorgio I, stando all’Argnani, ed il secondo, stando allo Zanetti, e ad Astorgio III, che oltre alle monete descritte dall’Argnani, fece coniare anche questa coll’impronta dell’Astorre.


  1. Ivi.
  2. Bullettino citato, pag. 3.