Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/99

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94 solone ambrosoli

ciò una riduzione di titolo nella nuova coniazione ed un aumento nel corso delle monete preesistenti; — ma, tanto più ora che possediamo una moneta la quale per ogni riguardo appare essere la vera patacchina di Filippo Maria, mi sembra naturale di considerare semplicemente la moneta del Promis per quello che dovrebb’essere, cioè una mezza patacchina1, avendo essa le dimensioni precise delle altre mezze patacchine savonesi.

E si osservi quale elegante gradazione ne risulta nella monetazione di Filippo Maria:

La patacchina ha due aquile e due biscioni, inquartati;

La mezza patacchina ha un’aquila ed un biscione, nel campo partito;

Il denaro piccolo ha da una faccia la sola aquila, mentre la biscia è ridotta ad accantonare la croce (analogamente al giglio in una monetina di Lodovico XI).

Prima di chiudere, mi si permetta una digressione.

Nel descrivere la patacchina inedita del Gabinetto di Brera, ho considerato come diritto della moneta il lato coll’arme e la leggenda: Comunis Saone; nel far ciò mi sono conformato all’uso invalso, e, d’altra parte, in questo caso speciale della patacchina, poco importava il considerare come diritto o rovescio l’un lato oppure l’altro.

  1. Infatti, per es., nel Catalogo della Collezione Franchini (Roma, 1879; a pag. 127, n. 2224) d indicata come una mezza patacchina, nonostante l’accurato riferimento alla Tavola ed al numero del Promis.