Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/109

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aes rude, signatum e grave, ecc. 93

volta apparisce fornita di galea triplicemente crestata, sta in rapporto sicuro con la presa di Taranto e col culto, che l’Athena τριλοφία, onorata anche in Peonia, ebbe in questa città negli ultimi tempi1; il toro accenna all’acquisto di Turio ed alla pacificazione dell’Italia meridionale, la quale segui effettivamente la memorabile resa dei Tarantini (272 a. C).

Che il significato del tipo del toro tranquillo, soffermo, respiciente, sia assolutamente quello pacifico da noi detto, è dimostrato all’evidenza dai detti assi inscritti ROMA e privi della Archaic L.svg, iniziale della officina di Luceria.

Al posto di quella lettera officinale, alcuni di questi assi (Garrucci, tav. XXXII, 4; Babelon, I, p. 17), quasi campionari, epperò forse Capuani, presentano sopra il dorso del toro il caduceo, simbolo e pegno della pace campestre e commerciale, che Roma ormai patrocinava, garantiva ed imponeva all’Italia da lei unificata (272-262 a. C.). Nell’esemplare del Kircheriano (10 a 9 once) la testa di Roma presenta inoltre il vezzo di perle intorno al collo, e quel che più conta, gli orecchini in forma di grappolo d’uva, in relazione coi tipi campestri ed agricoli di cui diciamo più innanzi (p. 74)2.


  1. Le monete di Audoleonte re di Peonia, anteriori al 286 a. C., sono le più antiche di questo tipo, (Head, Hist. Num. p. 208). Per le monete di Taranto con la testa di Athena τριλοφία (Garrucci, tav. XCIX, 19, 44), e per la loro cronologia, vedasi la importante monografia di Evans, Horsemen of Tarentum nella Num. Chron., 1889. Le monete di Metaponto col medesimo tipo sono quasi contemporanee.
  2. Si vedano i tori aggiogati all’aratro nel gruppo etrusco del Kircheriano, Micali, Storia d’Italia, tav. CXIV, e si confronti il bronzo semissale inscritto BOMA (Garrucci, tav. LXXYIII, 8, 4; Babelon, I, p. 18-19), il quale lega con questi assi, ed esibisce il toro cornupete di Turio scherzante col draco: Ζεὺς Πατρῷος identificato col Ταῦρος δράκοντος καὶ ταύρου δράκων πάτηρ del noto verso citato troppo a proposito dell’Eckhel, D. N., I, p. 138.