Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/136

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
120 arturo g. sambon

altro scopo infuori di quello commerciale, mancando ogni altro motivo di varietà, era naturale la confusione. Difatti prima della conquista normanna, nelle provincie continentali del mezzodì d’Italia, non abbiamo che il tarì la città in cui fu battuto, e due altri, di cui, uno con la sola epigrafe Salerno Prece e l’altro con lettere d’incerta interpretazione attribuito dallo Spinelli a Guaimario IV. Tutti gli altri tipi riproducono quelli dei Moezzini senz’altro indizio distintivo del luogo della zecca, tranne la sformazione dei cufici caratteri.

Rimaneva dubbio quindi se questi tarì amalfitani fossero stati differenti dai prototipi arabo-siculi per qualche segno speciale o anche per diversa dicitura. Ma i più, poiché dalla lettura delle epigrafi dei tanti che ne avanza, non fu mai possibile trovare indizio della zecca amalfitana, son d’avviso che, tranne la sformazione dei caratteri, furono i tarì amalfitani affatto simili a quelli dei califfi siculi.

Il Camera però, leggendo in una pergamena del 1112, dell’Archivio Cavense, l’ordinazione di un pagamento in solidi, quorum quisque habeat auri tarenos bonos amalfitane monete, in quibus crux efformata pareat, argomentò che in tutti i tarì amalfitani fosse impressa, nel centro dell’area, una croce. Ma evidentemente non si può consentire a questa interpretazione, perchè quella determinazione lungi dal provare che tutti i tarì amalfitani avessero la croce, prova invece che la maggior parte non l’avesse1. In ogni

  1. Queste parole provano soltanto, che sopra alcuni tarì amalfitani in una determinata epoca, più o meno vicina all’anno 1112 venne raffigurata una croce. L’interpretazione del Camera è smentita : prima dal fatto che altri tarì contemporanei recano la croce ; in secondo luogo da questo che, in infinite carte antecedenti a quella indicata dal Camera,