Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/140

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124 arturo g. sambon

e forse è di Napoli il n. XXVII ». Il n. XXVII (Tav. I, n. 7) sarebbe appunto il tarì col nome ANDREAS1.

Pare che l’Amari, nell’assegnare a Napoli quel tarì, abbia avuto in mente l’alleanza di Andrea col Musulmani di Sicilia, per cui quel Duca napolitano aiutò e forse anche consigliò i Musulmani nell’assedio di Messina. Ma nel riferirlo all’836 ed a Napoli, l’illustre scrittore incorse in grave errore, ed è probabile che egli abbia emesso quella supposizione senza troppo pensarvi su. Del resto, in tutti gli esemplari dello Spinelli leggevasi più o meno accorciata la parola Salerno, e la leggenda cufica, che ricorda il califfo Moez-ledin’-illah (953-975) è più che sufficiente a torre ogni possibilità che debba riferirsi ad un duca Andrea. E la monetina del ripostiglio di S. Angelo in Formis, cosi chiara ed evidente nella leggenda, addimostra ancora più che ostinandosi a voler ricercare un nome storico in quell’Andreas, si andrebbe assai lungi dal vero. Lo Spinelli non badò all’S messa nei suoi stessi esemplari a quel nome e l’omise nelle descrizioni, quantunque si scorga visibile ne’ suoi disegni e visibilissimo anche nell’esemplare di S. Angelo in Formis.

Però si può spiegare la ragione del ritegno, che impediva di mutare il nome d’un duca in quello d’un santo. Quello che maggiormente faceva ostacolo, perchè si pensasse all’Apostolo patrono d’Amalfi era la parola Salerno, che su tutti gli esemplari appariva chiarissimamente. E su questo ostacolo, di non poco rilievo, importa soffermarsi.

  1. Di nuovo poi a pag. 460 del II tomo, parlando del commercio dell’Italia continentale colla Sicilia, dice: «maggior d’ogni altra prova è che a Salerno, fors’anco a Napoli e Amalfi, si contraffaceva per bisogno del commercio la moneta d’oro di Sicilia».