Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/268

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252 c. luppi

in età di appena undici anni, di pubblicare una Dissertazione sopra una medaglia Ravignana in bronzo dell’imperatore Eraclio (Cesena, 1792). Tre anni dopo gli mori il padre, e mancatogli cosi la guida paterna, Bartolomeo provvide da sé a perfezionare la sua educazione scientifica nei più riputati collegi, prima in quello de’ Nobili, poi in quello di S. Luigi di Bologna (1798-1800). Erede del prezioso medagliere paterno, da quel momento non cessò mai di ampliarlo ed arricchirlo in tutto il corso della sua vita. Terminati i suoi studi, e rimpatriato, chiamò intorno a sé i più colti ed eruditi de’ suoi compagni fondando in Savignano l’Accademia de’ Simpemeni. In essa passando dagli scritti di amena letteratura e dalle dissertazioni accademiche alle più ardue disquisizioni dell’epigrafia e della numismatica antica, rendeva ogni giorno più conosciuto il suo nome, creando a poco a poco intorno a sé quella fama, che in breve volgere di anni doveva tanto espandersi fino alle più lontane regioni del mondo colto e civile. Ad approfondire sempre più i suoi studi prediletti si trasferì qualche tempo a Roma per assistere quale fervente discepolo agli insegnamenti del celebre epigrafista Gaetano Marini, che nelle dottrine archeologiche godeva presso i dotti italiani e presso gli stranieri un’autorità grande e incontestata. Né Roma solo fu la meta de’ suoi viaggi e della sua dimora; ma altre città importanti della penisola, e fra queste, Milano e Torino, e in tutte visitava biblioteche e musei pubblici e privati per esaminare coi propri occhi monumenti, manoscritti, libri, monete e medaglie, prendendo dappertutto note ed appunti per accrescere sempre più il tesoro delle sue molteplici cognizioni. Ritornato Pio VII alla sede pontificia, diede l’incarico al Borghesi di riordinare e descrivere le grandi collezioni vaticane, concedendogli in attestato di benemerenza l’indulto per sé e per i suoi dall’osservanza dei digiuni. Nel 1821 in causa dei moti politici che conturbarono la penisola, egli d’animo mite, e a null’altro inteso che ai suoi studi, in cerca di quiete si ritrasse sopra un’alta e quasi inaccessa cima dell’Appennino romano portando con sé l’immenso tesoro di dottrina raccolto in quarant’anni di studi e di ricerche, ed ivi, come ben disse un suo entu-