Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/375

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di un semisse di roma con etrusche iscrizioni 325


Quelle del rovescio offrono maggiore difficoltà e la prima di loro si parte dal riccio od acrostolio della prora, e quindi girano da destra a sinistra :

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Si può ben supporre che il ve col rimanere più distaccato dell’altre lettere, sia l’usitato prenome di ve per vele (velius). Ora ritenendo, per la ragione che si dirà, che ancora il nome del diritto formi un’intera leggenda, avremo : VE CRIVEPE AREVIZIES. Il qual nome e cognome, sebbene nuovi nell’etrusca e latina epigrafia, non escono dalle note radici della lingua italica, e si possono interpretare : Velius Crivepius Arevisii filius: notando che gli Etruschi scrivevano vipe e vepe per Vibius, onde ci consentono di volgere quello in Crivibius.

Si potrebbe dubitare che, invece di un solo nome personale, dovessimo pensare a due, come fossero duumviri, che appariscono nelle monete, e specialmente nelle coloniali. Ma facilmente si prova non esser questo il caso, in quanto che il nome dei duumviri è battuto colla stessa moneta, e non già inciso, per essere essi gli zecchieri. Il nome etrusco venne inciso nel semisse per notare a chi spettava, sia per proprietà o per offerta avutane. Onde è chiaro che posto nel sepolcro come stipe votiva, non si può pensare che appartenga a due ma ad una sola persona, determinata ancora col nome del padre nel genitivo di AREVIZIES.

L’incisione del nome personale etrusco in un semisse romano, sebbene cosa del tutto nuova, ha la sua ragione nelle costumanze di allora. Oltre il segnarlo nell’urna, che racchiudeva il corpo e le ceneri del morto, si notava pure talvolta ancora negli oggetti a lui appartenuti, o deposti dalla pietà dei