Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/381

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i "cavalli" di ferdinando i d'aragona, re di napoli 329

cettando questo intreccio di fantastiche notizie, asserì che il Duca di Maddaloni propose a Ferdinando I di porre sui denari il ricordo di «quel cavallo colossale di bronzo, la cui stupenda testa tuttavia s’ammira nel Museo Borbonico, eh’ è fama stesse eretto dinnanzi l’antica Cattedrale di Napoli, ecc.» Ma il Capecelatro, e dopo di lui il Capasse, addimostrarono l’assurdità di tale favola ed il Filangieri in un suo scritto: «sulla testa di Cavallo di bronzo già di casa Maddaloni»1 dimostrò che questa opera non era, come da parecchi sinora si era creduto, di tempi antichi, ma sibbene del XV secolo e, siccome già aveva osservato il Vasari, dello scultore Donatello. Il Filangieri fece trascrivere dall’Archivio di Stato di Firenze la lettera del conte di Maddaloni, in data 12 luglio 1471, inviata da Napoli a Lorenzo il Magnifico, per ringraziarlo del dono di una testa di cavallo in bronzo foggiata dal Donatello. Ricevendo poco dopo, da Ferdinando, l’ incarico di ideare un tipo per la nuova moneta di rame, pare a me che il pensiero di quello stupendo lavoro del Donatello, che doveva riuscire tanto più grato al Conte, per essere il cavallo, ad un tempo, insegna del Seggio di Nido e della città di Napoli, determinasse la scelta di lui per il tipo della nuova moneta.

Nulla di più probabile anche, ch’egli avesse conoscenza della popolare leggenda, di cui il compilatore della Cronaca di Partenope (XIV secolo) ci ha tramandato notizia; secondo la quale Carlo I, venuto a Napoli, ammirando un maestoso cavallo, insegna della città, vi facesse scrivere il seguente distico:

Hactenus effrenis, domini nunc paret habenis
Rex domat hunc aequus Parthenopensis equum.

  1. Archivio storico per le prov. Napoletane. Anno VII.