Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/412

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360 luigi pila-carocci


Cosi dei Migliori di Firenze troviamo contemporaneamente conii di Roma e nelle varie zecche delle Marche: e il Mercandetti forni punzoni a quasi tutte le zecche che batterono madonnine e sampietrini sul finire del secolo passato.

Ciò che è indubitato è questo, che varie città avevano il privilegio di coniare la moneta piccola, sia in argento, che in mistura e rame. Il Breve di Pio II, diretto al Comune di Spoleto, di cui parleremo in appresso, ne è la prova.

Lo Zanetti, nelle Zecche e monete d’Italia, (Tom. II, pag. 495) dice che la zecca di Spoleto fu trasportata a Foligno nel 1461.

Pio II, il V ottobre 1461, diresse un Breve ai Priori del Popolo della città di Spoleto, ordinando che non si molestasse il Coniatore della moneta nella città di Spoleto.

Riferisco il detto Breve traducendolo.

«Ai diletti figli, i Priori del Popolo della nostra a città di Spoleto.»

Entro «Pio Papa II; Diletti figli. Salute ed apostolica benedizione.»

«Concedemmo già al diletto figlio Emiliano folignate la licenza di coniare le monete di rame e di argento in qualunque delle nostre città volesse, sotto certe condizioni e patti, de’ quali pienamente consta dai capitoli di sopra stabiliti, e da Noi confermati. Conoscemmo pertanto che Voi cercate impedirgli di ciò fare, di che moltissimo ci maravigliamo ; mentre specialmente si conosce che la nostra concessione torna a comodità ed utile delle città e terre. Per la qual cosa ordiniamo a Voi in vigore delle presenti lettere, e strettamente ordiniamo sotto pena di mille ducati di oro, da applicarsi alla nostra camera, che in appresso»