Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/518

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Era allora già attiva la zecca in Bozzolo, ed Isabella Gonzaga cosi la mantenne facendo scolpire anche il proprio nome come madre e tutrice del nuovo principe in una prima moneta, che per questi era ivi battuta1.

Di Scipione Gonzaga si hanno abbondanti le monete, che per lui individualmente coniavansi già nel 1614 come Principe del Sacro Romano Impero e di Bozzolo, e dopo il 1636 come Duca di Sabbioneta, avendone in quell’anno conseguita l’investitura imperiale. Sono però assai rare le monete in oro, che portano il nome di Scipione, sia col titolo minore, sia col più fastoso, e quanto comuni sono nelle raccolte i pezzi per lui battuti in una lega assai povera d’argento, sono sempre peregrine le monete di largo modulo, e di rilevata finezza d’intrinseco. Sono poi non comuni e segnalati pel loro interesse numismatico ed economico quei pezzi, superiori al valore di tre soldi, segnati col numero 3, che portano la indicazione del corso loro attribuito quando erano emessi dall’officina monetaria,, e difficilmente poi per difetto di buona lega mantenevasi nelle tariffe, che venivano pubblicate nei vari stati vicini.

Era allora abituale il regolare, o meglio il mal regolare il corso delle monete, massime nel piccolo commercio, a moneta lunga ed a moneta corta, e di quel doppio, e sempre incerto modo di apprezzamento delle valute approfittavano i piccoli signori, che avendo il privilegio di batter moneta, ne volevano pur ritrarre qualche utile.

Nella fabbrica, e nella emissione delle monete era quindi ovvio il coprire la deficenza dell’intrinseco colla elevatezza del corso apparente, riservato poi

  1. Vedi Affò in Zanetti. Tomo III, tav. IX, 10.