Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/571

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vite di illustri numismatici italiani 513

stato scritto in francese, e fosse stato corredato di tavole, quali trovansi in quello sullo stesso argomento di M. de Saulcy, ne avrebbe preso il posto, come l’opera par excellence sulla Numismatica Giudaica. Coll’importanza delle sue opere il Cavedoni si era acquistato presso i dotti d’ogni paese tanta autorità, che i governi d’Italia e dell’estero gli conferirono le onorificenze più ambite, e le Accademie e gl’Istituti letterari e scientifici più rinomati fecero a gara per inscriverlo a loro socio onorario e corrispondente. Talché quando l’imperatore Napoleone III, dopo la morte di Bartolomeo Borghesi, avvenuta il 16 aprile 1860, disegnò consacrare un monumento imperituro a questo sommo archeologo pubblicando a sue spese in isplendida edizione le opere a Parigi, e ne diede l’incarico ad una Commissione composta dei personaggi più eminenti di Francia sotto la presidenza di Léon Renier, il Cavedoni ebbe l’onore di essere chiamato primo fra gli archeologi stranieri a coadiuvare quel consesso di dotti. In tanta altezza di studi, e al colmo di tanti onori, il Cavedoni sempre modesto, e profondamente religioso qual era, non dimenticò mai i suoi doveri sacerdotali, né disdegnò mai di compire perfino i più umili servizi della sua Chiesa. Giunto a vecchiezza, affranto da tante fatiche e dalla troppo continua ed intensa occupazione della mente, venne il giorno che preso da un fortissimo accesso che gli toglieva il respiro, in breve ora passò di questa vita, nel settantunesimo anno di sua età, il 26 novembre 1866.

Tosto la triste nuova della sua morte si divulgò fino nei paesi più remoti della colta Europa; ogni ordine di scienziati ed ammiratori pianse 1’ irreparabile perdita dell’uomo, che onorò cotanto la religione, la patria e la scienza. Dopo solenni funerali, la salma del sommo archeologo, per desiderio da lui espresso vivente, fu deposta nella chiesa suburbana dei SS. Faustino e Giovita.

Il Cavedoni, fin dal 6 dicembre 1848, per suo testamento aveva legato il suo carteggio letterario ed archeologico, le schede de’ suoi studi antiquari e l’esemplare della Doctrina numorum di Eckhel da lui postillata alla R. Biblioteca Estense di Modena.