Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/76

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60 luigi a. milani

e l’aquila delle prime monete d’ oro romano-campane col Giano bifronte giovanile1.

Eloquente è anche il tipo della mano aperta del quadrante, la quale — ed anche questo è strano che nessuno abbia mai veduto — rappresenta manifestamente il manipulus della coorte militare romana, insegna la quale ha l’origine che tutti sanno2, e che qui viene per giunta illustrata dai grani di frumento del rovescio e dal falcetto aggiunto nella seconda emissione di questa serie di aes grave. Il grano d’orzo o di frumento è poi anche sul rovescio delle citate monete di Capua, e sta quindi in relazione con la Sibilla Cumana, ossia con la Venere del semisse (cfr. sopra).

I tipi delle frazioni più spicciole, (oncia e semoncia), non sono specifici di questa serie soltanto; tuttavia l’astragalo dell’oncia, tipo di Imera di Sicilia quando questa città modificò il suo sistema monetario sul piede attico (Head, p. 126), sta apertamente in relazione con Venere, dea del giuoco, e col ludo degli astragali, di origine ateniese (perciò appare sugli oboli di Atene), per certo molto diffuso nelle colonie attiche di Lucania (Velia, Turio, Eraclea)3.


  1. Più oltre a p. 67 vedremo che l’aquila colla folgore è a un tempo l’aquila Capitolina e l’aquila insegna delle legioni romane. Nel triente coniato di Capua a iscr. osca (Garrucci, tav. LXXXVII, 9), troviamo appunto la folgore contrapposta alla testa di Giove Capitolino.
  2. Marquardt, Röm. Staatsverwaltung II, p. 334. Nel Museo Cortonese (tav. LXXXI) si conservano due di queste insegne originali di epoca antichissima (arte italica).
  3. A proposito degli astragali, tipo cosi diffuso delle once di varie serie, ricorderò che ben trecento once con l’astragalo duplicato (serie a testa di Roma con galea frigia) furono trovate nel regno di Napoli in Apulia, e che Fiorelli ne possedeva egli stesso 45 esemplari nella sua collezione (vedi Fiorelli, Monete rare, p. 12). Quanto all’oncia col tipo dell’astragalo recante sul rovescio l’iscrizione SAF, da Garrucci (tav. XL, 8) riferita a questa serie (v. p. 19) e da lui data come prova che essa debba appartenere ai Sabini, bisognerebbe conoscerne il peso per assegnarle il