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74 luigi a. milani


Gli esemplari col tripode n. 3-4 e quello di Genzano sarebbero dunque dei quincussi romani di buon peso, tanto in rapporto all’asse urbano ordinario, quanto in rapporto agli assi a testa di Giano giovanile, rappresentati nel nostro ripostiglio.

Dall’altro canto abbiamo veduto che fra gli esemplari n. 3 e 4 e l’esemplare n. 2, non c’è solamente differenza di peso, ma altresì di stile e di tecnica; e che mentre gli esemplari n. 2 e 3 sono biconvessi, l’esemplare n. 4 è già piano-convesso (vedi le descrizioni date di sopra, cap. I).

Nell’esemplare n. 2 (tavv. II-III) il lebete del tripode è più ampio che negli esemplari n. 3-4 (cfr. tav. IV); i piedi sono più corti e leggermente sghembi, il cerchio mediano che li riunisce contorto e non abbastanza largo, la zampa leonina mediana esageratamente più grande di quelle laterali ed attaccata al bacile mediante visibile borchia tonda. La prospettiva cui corrisponde il tripode dell’esemplare più pesante n. 2, è determinatamente quella normale ordinaria con la zampa mediana vista anteriormente delle ovvie monete di Crotone; mentre negli esemplari n. 3 e 4 (vedi tav. IV) la gamba mediana, nel punto dove attacca col lebete, sembra corrispondere, per quanto in forma confusa, alla prospettiva eccezionale con la gamba mediana vista posteriormente di qualche moneta arcaica di Crotone (420-400 a. C.) e delle più tarde monete Crotonesi di bronzo (cfr. Garrucci, tav. CVIII, 30 e CX, 20).

Così l’ancora, che nell’ esemplare n. 2, tav. III è di forma tozza, con branche irregolari — quella sinistra più corta della destra — e con l’anello superiore assai stretto, negli esemplari n. 3-4 diventa slanciata e regolare. Per forma e tipo: quadra all’estremità inferiore, asta lunga, campanella in cima, branche sinuose e ceppo (crux) strettissimo,