Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/96

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80 luigi a. milani

cui ignoriamo il peso e sul quale Garrucci, p. 8, (cfr. Storia d’Isernia, p. 182), vide la leggenda ↃIЯA, c’indicherebbe persino il luogo di emissione1.

Ad una emissione ulteriore appartengono sicuramente i quincussi coi tipi dell’elefante asiatico e della scrofa, Garrucci, tav. XXII, esemplare già Guadagni del Museo Britannico, peso gr. 1681 (un altro esemplare Stosch s’ignora dove si conservi; altri esemplari si giudicano falsi). L’allusione troppo evidente agli elefanti di Pirro era stata riconosciuta; ma non fu notata a dovere l’allusione insieme sarcastica e politica contenuta nel tipo del rovescio ed espressa dalla scrofa.

Garrucci, p. 11, richiamò opportunamente i luoghi di Eliano e di Plinio che ci illuminano sulla relazione esistente, a detta degli antichi, fra l’elefante ed il sus e riportò per intero il passo di Eliano (De nat. animal., I, 38) concernente la tradizione che i Romani avessero messo in fuga gli elefanti di Pirro traendo partito, come avevan fatto i Megaresi al tempo di Antioco, dallo spavento che l’elefante ha del grugnito del porco: ὀρρωθεῖ ὁ ἐλέφας χοίρου βοήν (cosi Plinio, H. N., VIII, 9 — elephantes — minimo suis stridore terrentur)2. Il Garrucci, ciò notando, non andò più oltre; e non s’avvide che la scrofa rappresentava appunto Roma (cfr. l’oncia

  1. Sei anni prima (289 a. C.), ha luogo la colonizzazione romana di Adria nel Piceno. Questa città però è autorizzata ad emettere l’aes grave fuso sul piede della mina attica in considerazione dei suoi rapporti commerciali con la Grecia e particolarmente con Atene; rapporti dimostrati abbastanza dalle antichità che si conservano in Adria (Schoene, Museo Bocchi).
  2. Nel bronzo di Pesto (colonia romana del 273 a. C.) è frequente la rappresentazione del sus in atto di correre e di grugnire (Garrucci, tav. CXXII, 14, 82, 41, ecc.), talora perfino guinzagliato (Garrucci, CXXII, 22), per cui è evidente il rapporto con la detta tradizione (cfr. la stessa moneta di Pesto con l’elefante africano (?), Garrucci, tav. CXXII, 10.