Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/97

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aes rude, signatum e grave, ecc. 81

trientale di Todi, Garrucci, tav. LXXV, 16, ed i medaglioni di Antonino Pio celebranti l’arrivo di Enea a Lavinio, Froehner, Médaillons Romains, p. 59), come l’elefante, Pirro.

Con questa emissione di aes signatum avente il pieno peso del quincusse (esemplare di Londra gr. 1681,68), i Romani fecero intendere sarcasticamente a chi non l’avrebbe voluto sapere (ai Tarentini) che a cacciare lo spauracchio dei magni elefanti asiatici di Pirro, bastava il grugnito della leggendaria scrofa di Roma: vittoria di Benevento 275 a, C. e successiva cacciata dello straniero1. L’atteggiamento della scrofa, che con le gambe anteriori in resta alza il muso per grugnire, e quello dell’elefante, che fugge arricciando in alto la proboscide, non potrebbero esprimersi meglio2.

  1. Fa in seguito alla vittoria di Benevento che furono portati in trionfo quattro elefanti — i primi che si vedessero in Roma, 273 a. C. — v. Mommsen, Röm, Gesch., 6a ed. p. 419, trad. Sandrini, I, p. 611. Poco più sopra Mommsen notò giustamente come Pirro rappresentava agli occhi dei Romani lo straniero. Pirro era come l’Idra secto corpore firmior, cui Orazio, Od. IV, 4, 61 paragona Asdrubale, cfr. Plut. Pyrrh. 19, Floro I, 13, Dione fr. 40, 28 ed. Bekk.: l’Idra fiaccata da ΡΩΜΑ, personificazione della forza Erculea. Di qui il tipo romano-campano con Ercole e la lupa Capitolina, Garrucci, tav. LXXVII, 15, ed altri tipi congeneri di simile o parallelo significato allegorico (Centauro, Pegaso, ecc.). Quanto ai nummi con la clava di Ercole e la scrofa pubblicati dal duca di Luynes, Rev. Num., 1859, soggetti a tante discussioni (vedi Mommsen-Blacas, I p. 251; IV tav. XVIII, 2-3; Babelon, I, p. XV seg.), ora io inclinerei a ritenerli autentici o possibili, circa di questo tempo e forse laziali. Mi pare, in ogni caso, che la leggenda della scrofa di Lavinio prendesse voga e si concretasse in conseguenza della popolarità acquistata dal sua al tempo di Pirro. Aggiungasi che il sus era anche il simbolo del foedus italico (v. n. 59), senza del quale Roma difficilmente avrebbe potuto trionfare di Pirro.
  2. Fanno riscontro all’aes signatum romano col tipo dell’elefante asiatico certe monete semibarbare, di sistema quadrantario, dice Garrucci, p. 36, e fuse, come pare, a Metaponto (iscr. MET). Particolarmente interessante è il triente (Garrucci, tav. LXVI, 1), dove vediamo contrap-