Pagina:Rivista italiana di numismatica 1892.djvu/16

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12 francesco gnecchi


Per quanto l’odierno racccoglitore s’imponga generalmente una specialità – e ben a ragione, che altrimenti nessun privato potrebbe nè finanziariamente nè intellettualmente arrivare a formarsi una collezione degna di considerazione – pure è raro il caso che presto o tardi non sia attratto a fare qualche leggera infrazione alla regola impostasi e ad invadere poco o molto qualche campo diverso dal proprio.

Talvolta è lo scopo di studio che ve lo spinge – giacchè nessun mezzo migliore di studiare una serie che farne una collezione – talvolta la semplice curiosità o il desiderio di una variante agli studii consueti, talvolta infine una combinazione fortuita, quella per esempio di un piccolo nucleo primitivo, di cui si venga per caso in possesso; fatto sta che è frequentissimo il caso in cui, intorno alla collezione principale, una o più altre piccole collezioni nascano a guisa di rampolli, che alle volte possono anche prosperare.

Ciò avvenne della Collezione Romana, che ora prendo in esame. Sorta per la combinazione di parecchie delle cause accennate accanto alla collezione delle monete medioevali Italiane, ampliata a poco a poco, di mano in mano che si presentavano favorevoli occasioni, raggiunse ormai un’importanza numerica di oltre 4000 pezzi, metà in argento e metà in bronzo, oltre ad un centinaio e mezzo d’aurei. Nè solo il numero dei pezzi, ma ben anco la rarità e la bella conservazione di molti fra questi le assegnano un posto distinto fra le collezioni private; ma nostro compito quì è unicamente quello di considerala sotto l’aspetto delle numerose monete inedite o varianti, che vi si contengono, alcune delle quali veramente degne d’essere illustrate, come ne giudicheranno i lettori della Rivista.